Stefano Mandrelli - La legge è cieca

Sono le 4:00 del mattino, la sveglia non ha suonato eppure sono lì, vigile e sveglio, e non perché io sia mattiniero, ma perché l’angoscia mi divora e non mi fa dormire.
Al mio fianco c’è mia moglie e di là, in un’altra camera, i miei bambini. Amare la mia famiglia però non basta più per riuscire a non sentirsi all’inferno.
Aspetto l’ora della colazione, cercando di non muovermi, non voglio disturbare e soprattutto non mi va di destare preoccupazioni.
E poi, quando è l’ora di cominciare la giornata sono lì a sorridere, a infondere coraggio alla mia famiglia, mentre dentro di me il coraggio si sta sgretolando ogni giorno di più. Esco di casa e mi fermo in un luogo qualunque, vicino a un parcheggio, a un albero, a una piazza. Un punto indefinito vale l’altro perché una meta non ce l’ho più.

Passano i mesi, i giorni, e mi domando soltanto come fare a uscire da un incubo che mai avrei pensato di incontrare nella mia vita da imprenditore capace e creativo. Avevo persino ideato, costruito e brevettato dei macchinari speciali per rendere il mio lavoro più efficace e capace di raggiungere degli standard di qualità impensabili prima di allora. Ho sempre pensato non ci fosse lavoro al mondo che non potesse essere interpretato come un’occasione di miglioramento e superamento di ciò che c’è.
Di seguito voglio raccontarti la mia storia, come sono finito nel baratro e com’è stato possibile uscirne.

Gloria e bancarotta: quando liberarsi dai debiti sembra impossibile

Lavoravo nel settore edile e nello specifico mi occupavo di pavimentazioni, cercando da subito di essere innovativo. Inizialmente ho utilizzato un sistema nuovo per la realizzazione della sotto pavimentazione e in seguito ho applicato questo sistema alla realizzazione del massetto.
Ho inventato anche un camion dotato di un’attrezzatura capace di fare il cemento, automatizzando così il processo di lavoro, ma anche rendendo possibile la produzione di un cemento di alta qualità miscelato nelle giuste proporzioni, in modo scientifico e preciso. E non mi ero accontentato della stupefacente performance dell’attrezzatura, avevo puntato anche alla qualità del composto che producevo, partendo dalla materia prima.

Grazie a queste caratteristiche il mio fatturato cresceva in modo esponenziale. Nonostante la crisi del 2008, un periodo nero per l’edilizia, la mia attività continuava a prosperare perché costituiva un’eccellenza nel settore. Poi è arrivata la "legge Monti" sul concordato preventivo e mi ha messo KO.

Per salvare le aziende del settore edile la legge dava la possibilità agli imprenditori in difficoltà di presentare questo concordato, dando vita a qualcosa di assurdo. Sono stati accettati addirittura dei concordati all’1%. Questo significa che i fornitori di queste imprese dovevano annullare i loro crediti, incassando soltanto l’1% di quanto vantato. Molti dei miei clienti hanno subito approfittato di quest’opportunità, così il mio bilancio ha subito un incredibile calo verso il basso e la mia impresa è affondata.

Sono cominciati i guai: centinaia di migliaia di euro si sono bruciati nel giro di un secondo, in modo legale e irreversibile.

Ho cominciato a vendere il vendibile ma ormai lo tsunami finanziario stava correndo verso di me: avrei voluto vendere la mia casa, un immobile che valeva più di un milione di euro, e chiudere tutto in modo dignitoso, anche se non indolore, ma ormai era stata pignorata e venderla era una prerogativa che non mi apparteneva più.

Nel 2007 inoltre si verifica un altro evento tragico. Muore mia madre e oltre al dolore immenso da superare mi ritrovo a dover fronteggiare una situazione paradossale. Ho ereditato il 25% della sua casa, che subito viene pignorata. Come se non bastasse anche la casa in cui abitavo era mia solo per il 25%.

Queste due case all’asta non sarebbero state mai vendute: chi avrebbe mai voluto acquisire il 25% di un immobile abitato?

Tutti gli esperti mi dicevano di stare tranquillo, ma poi un’altra legge è venuta a darmi la spinta finale verso il baratro. Questa legge decretava che, anche se la casa era pignorabile al 25%, poteva andare all’asta ed essere venduta per l’intera quota. Poi, soddisfatti i creditori, ciò che restava, cioè quasi nulla, sarebbe stato consegnato ai proprietari “innocenti”, quelli che non avevano fatto niente per perdere l’abitazione stessa.

Ecco che improvvisamente mi è mancata la terra sotto ai piedi. La mia casa e quella di mio padre, un uomo di 82 anni che ha sacrificato la vita per costruirla, erano ormai sulla strada per l’asta.
Ho venduto i miei camion e una casa che avevo in montagna, le cui vendite meriterebbero due capitoli a parte.

"tutti gli esperti mi dicevano
di stare tranquillo..."

Ho cercato di lottare con le banche, ma è stato come contrastare una forza gigantesca e spietata; un giorno sono stato addirittura convocato in filiale dal direttore, che mi ha pregato di consegnargli il mio bancomat. Ho consegnato la carta e non potevo nemmeno più prelevare da un bancomat qualsiasi. Mi sentivo un uomo finito.


L’incontro con Andrea: Guadagnare con le case

Me ne stavo lì, con lo sguardo perso nel vuoto, a meditare chissà quale misero finale per la mia esistenza, ma per fortuna mia moglie e i miei figli in qualche modo mi trattenevano ancora in vita.
Mi era rimasto ancora il coraggio di abbracciarli, di accompagnare a letto i ragazzi la sera e rimboccargli le coperte.
Ma fino a quando sarei stato in grado di resistere?
Per fortuna siamo esseri umani: alla disperazione si mescola la speranza, ed è stato proprio in uno di questi momenti di speranza che ho alzato la testa, aperto gli occhi e spalancato la mente nella direzione di una soluzione. In uno di questi momenti sono incappato in un video di Andrea e ho capito una cosa sola: loro guadagnavano aiutando gli esecutati. Li farò guadagnare allora, e mi farò aiutare.

Sono andato a uno dei suoi eventi e senza paura mi sono confidato con una persona dello staff: “Guarda, se c’è una possibilità di venirne fuori, questa è la strada giusta, il posto giusto” mi ha detto.
La sera mi sono messo in attesa, sono uscito per ultimo con l’intento di voler raccontare la mia storia ad Andrea.


“Perdonami” mi ha risposto “ma non mi interessa la tua storia, mi interessa la tua situazione attuale. Solo così posso sapere se c’è un margine per uscirne, per risolverla”


Touché! Mi aveva subito fatto capire che non era lì per darmi una pacca sulla spalla e offrirmi la sua compassione. No, lui voleva aiutarmi concretamente, e voleva farlo in modo veloce.


In certe situazioni il fattore tempo è determinante e lui ha imparato, e mi ha insegnato, a non perdere il tempo che non ho.
Mentre gli illustravo la situazione in breve, aveva già capito che era troppo complessa per poter essere gestita con una chiacchierata. Erano coinvolte 7 banche, alcune con un credito di primo grado, altre con un credito di secondo.
La sera successiva però, mentre stavo tornando a casa mi è squillato il cellulare e non ci potevo credere. Era Andrea: “Senti, ci ho pensato: per prima cosa devi mandarmi una mail con la situazione dettagliata, senza dimenticare nulla. E poi, ci devi credere. Se non ci credi, non ce la fai.”
Sono arrivato a casa con un’energia che non sentivo più da tempo. La cena era in tavola, la mia famiglia mi stava aspettando: “Scusatemi, non posso mangiare adesso. Ho una cosa importantissima da fare”.
Ho messo insieme tutto, ho chiamato mio fratello, coinvolto suo malgrado nel mio naufragio, il quale però, conoscendo le cause di questo terremoto, è sempre stato al mio fianco da amico, oltre che da fratello, ed è stato capace di comprendermi e sorreggermi. Quella sera, al telefono, mi ha aiutato a mettere insieme i conti e ad inviare una mail precisa e dettagliata.

Come sono uscito dalla mia situazione debitoria: l’ultimo stralcio

Ce n’è voluta di strada, di fatica, ma alla fine ce l’abbiamo fatta

Non è stato facile convincere i creditori a fare un passo indietro e ad accettare di stralciare più di un milione con meno di 396.000 €.
Il momento più difficile è stato quello in cui ho dovuto parlare con un funzionario di una delle 7 banche: mi aveva guardato con fare sprezzante, quasi di scherno, aveva tirato fuori dal fascicolo le foto delle mie due case all’asta, e aveva detto: “Crede forse che ci lasciamo scappare due ville così?”
Tempo dopo, raggiunto l’accordo con le altre 6 banche, sono dovuto ritornare in quella dove mi avevano rifiutato.
Prima di andarci, sono passato da Andrea per una sessione di coaching. Dovevo farlo, il mio futuro passava tutto da lì e dipendeva dalla scelta di quella banca.
Non avevo un compito facile perché, se la mia casa fosse andata all’asta, quella banca avrebbe recuperato il 100% del suo credito: non aveva alcun vantaggio a stralciare, se non quello di salvaguardare la vita di un uomo e della sua famiglia.
Quando il funzionario mi ha visto, si aspettava quasi certamente che lo aggredissi verbalmente, invece mi sono seduto e ho spiegato chi ero, perché mi trovavo in quella situazione, perché volevo salvare me e la mia famiglia, i miei figli.
Non ero un bandito, ero un imprenditore coi fiocchi, rovinato da circostanze estranee al mio operato. Ero un padre amorevole e responsabile, che rischiava di colare a picco.
Ha capito. Non ha voluto rovinarmi. “Mi aggiunga 10.000 € alla sua offerta e vedo di far passare la pratica”. È passata e ora sono un uomo libero dai debiti. Ho salvato la casa di mio padre, ho impedito che gli ultimi anni della sua vita venissero segnati da un trauma che a quell’età può essere letale.

La mia nuova professione

Ho salvato la mia casa, che ora è in vendita: il ricavato, più di € 800.000, sarà nostro. Mio e della mia famiglia, e sarà la somma che ci permetterà di ripartire e di aiutare tanta gente. In tutti questi affanni ho trovato la forza di iscrivermi all’Accademia, di studiare, di fare parte dello staff di Andrea e di affiliarmi a Case Italia.

Ci sono tante persone che si trovano in condizioni analoghe alla mia e voglio dare il mio contributo, siccome io stesso sono stato salvato quando ero sprofondato in un abisso.
Adesso voglio aiutare le persone a salvarsi da un futuro insostenibile, che spesso porta a stati di depressione e, a volte, a compiere gesti estremi. Non sono melodrammatico. Proprio in questi giorni sto cercando di far stralciare il debito di una signora il cui marito si è tolto la vita a causa dei debiti contratti. È ingiusto che la vita di un uomo venga cestinata e schiacciata così, con una spietatezza che appartiene solo al genere umano, ma io non mi arrendo.
Ho voluto raccontare la mia storia per promuovere la solidarietà, la comprensione, e quella che giustamente viene definita come l’etica dell’alterità. Voglio che il mio agire si traduca in qualcosa di concreto e utile per le famiglie: l’azzeramento dei debiti e la conseguente spinta alla rinascita.


Lui ha avuto il coraggio di cambiare.

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Post scritto da: Andrea Maurizio Gilardoni

Genitore, Formatore ed Imprenditore della nuova era